Trovare una via d'uscita: saper dire "grazie" ogni giorno
Ieri ho lavorato con un ragazzo, uno studente al primo anno di università che, in sintesi, mi racconta di sentirsi bloccato, che non c’è nulla che gli piace intorno a lui (compresa la facoltà a cui si è iscritto) e che non vede via d’uscita.
Allora mi è venuta in mente questa storia.
Anni fa ho vissuto un periodo faticoso. La storia che mi raccontavo era pressappoco questa: ho un lavoro che non mi piace e che mi dà a malapena da vivere, abito in un posto squallido e sono solo. E da qui, non c’è via d’uscita. Ogni mattina mi alzavo dal letto già stanco, con questo macigno in testa. Con quel pizzico di energia che avevo, riuscivo a fare poco e male, e questo mi appesantiva ancora di più. Era un circolo senza uscita.
Una persona incontrata per caso (ma poi gli incontri sono davvero casuali?) un giorno mi dice: “la mattina quando ti svegli, prova a ringraziare”.
“Ringraziare chi? E per cosa?” gli rispondo anche un po' irritato.
“Non importa. Tu ringrazia ad alta voce. Ringrazia e basta. E fallo fino a che non sentirai davvero un senso di gratitudine. Prova! Cos’hai da perdere?”.
Mi sembrava una stupidaggine, come credo sembri anche a voi, ma in effetti non avevo niente da perdere e così, per gioco, cominciai a farlo. All’inizio mi sentivo un idiota che ringraziava l’aria per nulla e poi successe qualcosa che non mi aspettavo: un grazie mi venne fuori non come una parola ma come una sensazione: mi sentii alleggerito, rilassato d’un tratto, mi accorsi che il mio viso, sempre contratto, si distendeva. Cominciai a sentire davvero un senso di gratitudine. Senza alcun motivo, senza alcun oggetto a cui riferirla.
Continuai e non perché aveva senso, ma perché mi faceva stare bene.
E con quello strano benessere cominciai a guardarmi intorno: mi resi conto d’un tratto che avevo un tetto sopra la testa, una casa in cui vivere ed era una buona cosa. Mi resi conto che avevo un lavoro che mi permetteva di mangiare, di pagare le bollette e di avere un’auto con cui muovermi, andare dove volevo. Mi resi conto che a poca distanza da casa c’era un bosco ed un fiume e non era poi così male. Mi resi conto che ogni giorno uscivo e incontravo un sacco di gente nuova e, anche se lontane, avevo molte persone attorno che mi volevano bene. Insomma, quel senso di gratitudine mi fece trovare cose per cui ringraziare, per cui sentirmi bene; cose che c’erano già proprio lì dove vedevo solo mancanze.
Ma non funziona al contrario? Com’è questa storia?
Eppure, quella mattina uscii di casa pensando, anzi sentendo di avere una vita piena, sentendomi in fondo, fortunato. Cominciai a parlare con le persone che incontravo, a lavorare più sereno perché riuscivo a trovare ciò che c’era di bello in quel lavoro, a godermi il tempo libero e vedere posti splendidi che avevo intorno ma che non avevo mai visto perché dopo il lavoro non facevo altro che stare chiuso in casa a cercare di dimenticarmi la brutta vita che mi era toccata. Eppure, era sempre la stessa vita.
Ho fatto questo esercizio per settimane e la cosa più straordinaria è stata che in quello stato cominciavo a sentire un senso di possibilità: posso stare bene, posso anche cambiare lavoro se voglio, posso cambiare casa, posso conoscere persone nuove. Così, quando mi si è presentata l’occasione di un lavoro migliore, l’ho riconosciuto e l’ho preso al volo. E col nuovo lavoro ho cambiato casa. Insomma, le cose sono cambiate davvero.
Un cambiamento che non è partito da una posizione di frustrazione ma da un benessere interiore.
E quindi avevo trovato una formula magica per la felicità?
No, non è affatto magia: semplicemente avevo spostato la mia attenzione da ciò che non va a ciò che va, e questo mi aveva insegnato 3 cose:
- che le cose siano belle o brutte, non dipende da loro ma da come le guardo;
- che quello che sento crea quello che vivo e non il contrario
- che il senso di possibilità crea le possibilità, te le mostra, e non il contrario.
E poi la più importante: che il mio stare bene dipende da me e non dalle cose che accadono, che sono accadute o che accadranno: credo sia questa la lezione che ho imparato su cosa sia la vera libertà. Lì sta la via d’uscita.