L'adolescente e il mondo

È difficile trovare un aiuto davvero efficace, perché troppo spesso
i ragazzi non vengono compresi e visti per quello che sono davvero.

Ci si focalizza su ciò che l’adulto vuole che diventino e, in questo modo, i bisogni del ragazzo vengono avvertiti come ostacoli da correggere anziché come domande e risorse per crescere.

Teenage coaching - Fiorenzo De Vita Per sostenerli è necessario cominciare a cercare la specificità e il valore del loro sguardo sul mondo anziché guardarli unicamente dal punto di vista dell’adulto.

L’adolescenza e la giovinezza sono età di frontiera: terre in cui ci si congeda dalle certezze protettive di “casa” per diventare autori delle proprie scelte e del proprio futuro. È uno spazio visionario, del “mai visto”, pieno di possibilità ma anche di una nuova responsabilità che rende sottile il velo tra il desiderio di successo e la paura del fallimento.

In questo tempo, i ragazzi sono come esploratori di un mondo interiore sconosciuto, viaggiatori di un viaggio necessario di scoperta di sé, delle proprie capacità, talenti, possibilità; un viaggio che chiede prove, fallimenti, spazi in cui potersi perdere per imparare a ritrovarsi, allenando la libertà e la responsabilità.

Tuttavia, oggi devono orientarsi tra mille possibilità, pressioni sociali e aspettative. È difficile capire chi si è davvero quando il mondo sembra dire ogni giorno cosa si dovrebbe essere. Alcuni giovani cercano di emergere solo per sentirsi accettati, altri si sentono invisibili. Questo si aggrava in un mondo sempre più polarizzato tra due estremi: o sei un talento da milioni di like, o sei uno che non ce la farà.

Questo crea ansia, isolamento, perdita di fiducia. E i genitori lo vedono: figli che arrancano, che si chiudono, che si spengono, che si sentono arrabbiati o sbagliati.

In più, vivono in un mondo iper-strutturato e sovraccarico di input mediatici diversi e spesso contraddittori.
Da un lato modelli di successo già dati, ai quali il mondo adulto chiede di adeguarsi; dall’altro la loro natura di esploratori che quei modelli li sente estranei e limitanti. Questo “doppio binario” risulta faticoso perché li tira in due direzioni opposte: la ricerca del valore dei loro desideri e l’accettazione di valori imposti come doveri.

Così, dilaniati tra il “voglio” e il “devo”, spesso i ragazzi si vivono come inadeguati, bloccati, in trappola.

Teenage coaching - Fiorenzo De VitaSmettono di agire in un mondo di possibilità e cominciano a reagire per sfuggire a un mondo vissuto come ostile, perdendo la capacità di prefigurarsi un futuro. La loro attenzione si fissa sul “non voglio”: non voglio fallire, non voglio rischiare la scelta sbagliata, non voglio fare fatica, non voglio sentirmi incapace.

Allora più che imparare ad andare verso il successo, imparano a fuggire dalla paura del fallimento. E in questa condizione è impossibile scegliere e perseguire qualunque obiettivo.

A complicare tutto, c’è un sistema educativo che spesso premia solo chi sa ripetere bene una lezione, senza lasciare spazio a chi ha un modo diverso di pensare, imparare o sentire. Così, invece di emergere, tanti giovani finiscono per sentirsi fuori posto proprio nel momento in cui avrebbero più bisogno di essere incoraggiati a scoprire e valorizzare la propria unicità.
I ragazzi restano quindi succubi e dipendenti da un mondo che dice loro cosa fare e non fare, come essere o non essere: li tratta da bambini, da soldatini, mentre al contempo chiede loro di diventare adulti e indipendenti.

Ed è proprio qui che entra in gioco il passaggio dalla dipendenza all’indipendenza.
Non è solo “fare da soli”, ma imparare a usare quello che accade — difficoltà, opportunità, ostacoli — per costruire qualcosa che abbia senso per loro.
Quando ti esprimi per ciò che sei davvero, e non per adattarti, tutto cambia: sei più motivato, più sicuro, e trovi il tuo modo di stare nel mondo.

Se tuo figlio o tua figlia è molto sensibile, pensa troppo, mette in discussione tutto e vuole di più dalle relazioni, dallo studio o dalla vita, può essere difficile per lui/lei rimanere centrati ed equilibrati ed emergere al proprio potenziale.

Spesso ciò di cui hanno veramente bisogno è un’educazione alla vita che rispetti le loro esigenze…
Hanno bisogno di imparare a essere CHI SONO ed essere efficaci, in un mondo che non lo rende facile. Un buon coaching può aiutarli a ritrovare fiducia, scoprire i loro talenti e costruire un futuro che sentono davvero loro.

Il rischio più grande? Vivere una vita spenta solo per paura di non farcela. Possiamo evitarlo. Insieme.