Dov'è il mio posto nel mondo? Crescere consapevolmente - vivere mindfulness

Tutti i ragazzi che seguo, nessuno escluso, in fondo non fa altro che cercare il suo posto nel mondo.
 
Tutti noi, credo, lo facciamo, a prescindere dall’età o dalla condizione sociale. Che non è mai, a ben guardare, un posto fisico ma una condizione in cui ci sentiamo pieni, a posto con noi stessi e col mondo, realizzati, liberi.
È che di solito si cerca nel posto sbagliato.
 
Quando mi sarò laureato, quando avrò un sacco di soldi, quando avrò una villa a due piani con giardino, quando il mutuo sarà estinto, quando smetteranno di dirmi cosa fare…” di solito è in pensieri come questi che cerchiamo il nostro posto, ma in realtà nessuno di questi lo è.
 
Ieri, in un’ora libera in attesa di un appuntamento, vagavo per un tranquillo quartiere di Milano, pensando a ciò che avrei dovuto fare dopo. Faccende da sbrigare, appuntamenti da prendere, cose da acquistare. Quelle strade le attraversavo, in fondo, un po' come un fantasma che deve passare oltre.
 
D’un tratto mi sono trovato accanto ad un anonimo spiazzo di cemento in mezzo a dei palazzi, animato da quattro ragazzini che giocavano a basket e, senza accorgermene, mi sono fermato a guardarli: qualcosa che non so spiegare mi aveva attratto. Li ho guardati agitarsi allegri attorno ad un canestro posticcio, ma non era quello… non era ciò che vedevo ma qualcosa che sentivo… e poi ho capito: tutta la mia attenzione è andata sul rumore che faceva il pallone rimbalzando sull’asfalto, sulla sua eco sorda tra i palazzi. Ho chiuso gli occhi e l’ho riconosciuto: era il rumore che c’era quando da ragazzino, nei pomeriggi di fine estate, consumavo le ore giocando a pallone con gli amici del cortile; quando non volevo altro ed ero lì con tutto me stesso. Per sempre, direi, se mia madre non mi fosse venuta a prendere ogni volta per cenare. D’un tratto quel rumore mi ha fatto sentire bene, leggero, sicuro. Ma non sicuro come chi è al riparo da un pericolo: sicuro che va tutto bene, sicuro che vado bene, che sono nel posto giusto, che non c’è altro ed è tutto lì, in fondo. E che da lì posso fare tutto.
 
Un rumore che mi veniva da dentro, ch’era sempre stato con me.
Quando ho riaperto gli occhi e mi sono di nuovo incamminato, non pensavo più a ciò che dovevo o non dovevo, ma solo a ciò che volevo. E non era neanche un pensare ma un sentire. Un sentirmi vivo, del tutto presente, al posto giusto in quell’anonima via di Milano che d’un tratto era diventata interessante, bella. Avevo voglia di un gelato e me lo sono preso, godendomelo come non mi godevo qualcosa da un sacco di tempo.
 
Credo che tutti abbiano un rumore così, o un suono, un odore, un sapore: porte d’ingresso per il nostro posto, quello che stiamo da sempre cercando. Un posto che non si può pensare: solo sentire, perché in realtà non è davvero un posto fisico ma un’esperienza di noi, quella che in fondo cerchiamo per tutta la vita. Quella che in fondo è ciò che siamo già, la versione più autentica e vitale di noi, prima di ogni condizionamento.
Se vuoi riscoprirla e riscoprire come accedervi per trasformarla da un ricordo ad un modo autentico, tuo di stare nelle cose, di fare scelte che ti soddisfino davvero, contattami; è questo il mio lavoro.
 
Un posto che c’è già, da sempre. L’unico da cui siamo davvero capaci di muoverci per realizzare ciò che desideriamo.

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