QUANDO L'INCERTEZZA DIVENTA UNA BUSSOLA (e non ostacolo)
Una notizia che sta circolando conferma qualcosa che vedo ogni giorno nel mio lavoro: circa il 60% dei giovani italiani è preoccupato per la scelta dell’università e del proprio futuro professionale. La domanda “che strada devo prendere?” pesa come un macigno, e la paura di sbagliare blocca il passo prima ancora che inizi il cammino.
Ma e se fosse proprio questa incertezza — e non l’avere una risposta già pronta — a essere utile?
Siamo abituati a pensare che scegliere significhi sapere prima.
Sapere chi voglio essere, cosa voglio fare, dove voglio andare.
E se non lo so, mi sento in ritardo, sbagliato, inadeguato.
Ma l’incertezza non è un vuoto da riempire in fretta.
È uno spazio vivo.
È il momento in cui le vecchie risposte non funzionano più,
ma le nuove non sono ancora emerse.
Ed è proprio lì che qualcosa può iniziare davvero.
Nel mio lavoro vedo spesso questo paradosso:
chi è troppo sicuro di sé, di solito sta solo ripetendo una scelta già fatta da altri;
chi è in difficoltà, invece, sta sentendo che quelle strade non gli appartengono più.
L’incertezza non è il problema.
Il problema è volerla zittire subito.
Quando impari a stare nell’incertezza senza fuggire —
nel corpo, nel presente, in ascolto di ciò che c’è davvero —
succede una cosa semplice e potentissima:
smetti di cercare la scelta giusta e inizi a riconoscere la tua.
La domanda “che strada DEVO prendere?” diventa: “che strada VOGLIO prendere?”. È solo una parola che cambia ma fa tutta la differenza del mondo. Anche solo a dirla ad alta voce, ti accorgi che risuona in modo diverso nel corpo.
E da lì, il passo successivo non è più un salto nel buio,
ma un movimento possibile.
Non perché hai finalmente una risposta,
ma perché cominci a riconoscere una direzione che senti tua.
Ti do un consiglio pratico: scegli una decisione che ti crea un nodo allo stomaco e poniti questa domanda concreta, non mentale:
“Qual è la prima azione fisica, concreta, che posso fare questa settimana per testare questa strada?”
Non serve sapere “se è quella giusta”.
Serve sentire cosa succede dentro quando inizi ad agire.
La direzione non si decide davanti a una tabella mentale.
Si misura nel corpo, nei primi passi, nelle risposte che arrivano mentre ti muovi.
Se vuoi possiamo lavorarci insieme. Contattami e ne parliamo.